Arturo Issel – I Bradisismi

Grazie alle sue accurate ed assidue ricerche nell’ambito della tettonica e della sismologia, Arturo Issel fu il primo ad identificare e studiare quelli che, secondo un termine da lui stesso coniato e divenuto ben presto di uso internazionale, sono detti bradisismi ovvero lenti movimenti verticali della litosfera che determinano lo spostamento della linea litoranea. In virtù delle successive suddivisioni, tali movimenti vengono definiti positivi se si verificano dall’alto verso il basso dando luogo a sommersione della costa, e negativi se avvengono dal basso verso l’alto causando, invece, l’emersione del suolo.

Un sopralluogo nella Caverna Marina di Bergeggi indusse Issel a ritenere che i risultati delle oscillazioni fossero facilmente riscontrabili, lungo le zone costiere, nei punti in cui si osservano le erosioni delle rive, soprattutto se rocciose, ad opera delle onde marine. Su questa semplice disamina empirica si configurano l’attuale classificazione e l’analisi scientifica moderna dei bradisismi: essi, infatti, possono essere continui (sollevazione o abbassamento ininterrotto della costa), intermittenti (sollevazione o abbassamento periodico della costa che assume la caratteristica conformazione a gradinata o terrazza) e oscillanti o alternanti (sollevazione o abbassamento della costa in senso positivo e successivamente in senso negativo o viceversa). In concomitanza di un bradisismo positivo si ha una trasgressione (o invasione) marina, mentre, con uno negativo, una regressione delle acque.

Innumerevoli sono, a livello mondiale, le testimonianze di questi ampi movimenti oscillatori. Tra le più tipiche e convincenti, è opportuno menzionare i depositi di conchiglie marine, ad oltre 50 metri di altezza, sulle rocce delleisole Svalbard, i sedimenti marini sulle terrazze della Scozia occidentale, i banchi conchigliferi tra Pechino e la baia di Po Hai, le incisioni delle coste meridionali della Tasmania, le depressioni del Labrador ed i famosi canones delColorado. In Italia se ne ritrovano esempi classici lungo il litorale calabro e messinese, in emersione, e lungo illitorale tra Marsala e Trapani, in sommersione. I resti del tempio di Giove Serapide sulla spiaggia di Pozzuoli, inoltre, mostrano tre colonne perforate dai litodomi all’altezza fra 3,90 e 3.50 metri, il che dimostra che l’edificio sacro, costruito sulla riva del mare, sarebbe stato sommerso per poi riemergere successivamente.

Ma è per merito degli studi effettuati da Issel sulla Riviera Ligure di Ponente se in questo elenco è possibile includere anche la Grotta di Bergeggi. Nella sua Liguria geologica e preistorica, infatti, il ricercatore genovese, con la consueta precisione che non pregiudica mai la chiarezza espositiva, descrive così il fenomeno sismico locale:

“La vasta grotta che si apre in riva al mare, presso Bergeggi, fu certamente scavata dalle acque marine in un’epoca durante la quale la costa era meno elevata che non al presente. Le sue pareti e la sua volta presentano infatti numerosi fori di litofagi (Lithodomus lithophagus), che raggiungono una altezza di circa 6 metri sul pelo dell’acqua e lasciano supporre che le onde esercitassero l’azione loro erosiva ad altezza anche maggiore. (…) Il suolo della caverna risulta prevalentemente di detriti di roccia, cementatati da concrezioni calcarifere. Dal cunicolo che si protrae a monte, ove supera di circa 3 metri il livello marino, fino alla parte sommersa, esso declina irregolarmente e presenta una serie di gradini, dovuti alla parziale corrosione degli strati di cui si componeva. A breve distanza dalla riva, uno di questi strati, che s’innalza di meno d’un metro sul pelo delle basse acque, è di color bruno e presenta ossa spezzate dall’uomo e frammenti di carbone saldamente aggregati dalla stalagmite. Si tratta di un vero strato archeologico, il quale, appena il mare sia un poco agitato, è dilavato ed eroso dalle onde, talché da lungo tempo l’avrebbe distrutto se non fosse il calcare di cui è impregnato; se i materiali di cui risulta si fossero depositati nella posizione in cui ora si trovano, pertanto, sarebbero stati dispersi. E’ dunque legittimo lo ammettere che, dopo la formazione della breccia, si
sieno alterati i rapporti reciproci del mare e della grotta. Evidentemente, le acque si sono innalzate o il suolo della spelonca si è avvallato; e questa differenza di livello non deve essere stata minore di 5 metri dai tempi neolitici in poi. E’ certo che, quando ebbe origine la breccia ossifera, già la grotta si trovava in comunicazione col mare, perché la zona forata dai litodomi si estende fino alla parte media della cavità.”


A riprova della validità della sua scoperta, Issel riscontrò ulteriori manifestazioni di bradisismi esplorando l’insenatura di Beaulieu, presso Villafranca, in cui “si vedono sotto acqua, allorché il mare è calmo, i ruderi di antiche costruzioni, le quali, secondo ogni verosimiglianza, erano originariamente all’asciutto”, lo scoglio sul quale è fondata la torre diroccata detta Preiren, a due chilometri a ponente di Porto Maurizio, la torre dei Saraceni, a circa un chilometro di distanza da Oneglia, le rupi calcaree che si trovano lungo la via da Mentone a Ventimiglia e il litorale di Diano Marina, dove “la spiaggia retrocede rapidamente, non per effetto della erosione, ma per un mutamento nel livello rispettivo del mare e della terra”.

Considerazioni simili, inoltre, gli suggerirono la zona di Albenga, “città fondata sopra un piano alluvionale ed acquitrinoso formato dal Centa”, nella quale “all’altezza di pochi metri sul mare, si trovano antichi edifizi, il cui pavimento è situato un poco al di sotto del suolo circostante”, un piccolo scoglio sporgente sul mare, a levante di Cogoleto, le aree tra Villa Durazzo e Arenzano e fra Arenzano e Voltri, dove “lungo la via nazionale, è facile osservare nelle anfrattuosità della serpentina piccoli adunamenti di ciottoli, cementati da terra ocracea, che stanno ad indicare il livello dell’antico lido”.

La costanza scientifica ed il carattere scrupoloso, però, portarono Issel a studiare anche la fascia costiera di Camogli, Chiavari, Sestri Levante, il Golfo della Spezia, la cosiddetta Tana del Serpente, all’estremità del Capo Corvo o Promontorio di Luni, e a spingersi fino alle spiagge della Provenza, in cui “come su quelle della Toscana, gli accenni ad una depressione del suolo, o ad un recente innalzamento del livello marino, sono pur numerosi ed evidenti”.